L'ARBITRO

Di solito tutti mi chiedono: perché??
Io di solito rispondo perché no?

Sono arbitro FIGC dal 15/12/2001. Ho arbitrato da allora più di 160 gare fino alla Prima Categoria. Ho cominciato perché cercavo un'attività fisica che si conciliasse con lo studio ed un giorno ho trovato per caso un volantino della Associazione Italiana Arbitri (AIA) che invitava al "corso per arbitri di calcio". Ci sono andato... e ci sono rimasto!

La figura dell'arbitro in Italia è mal giudicata. Secondo alcuni è un fascista (falsissimo nel mio caso), secondo altri è uno che va a prendersi parole, se non botte.
Ma basta guardare all'estero per rendersi conto che le cose non stanno così.

La scuola arbitrale mi ha cambiato o, per meglio dire, ha sviluppato lati della mia personalità che erano "latenti".
Arbitrare rafforza indubbiamente il carattere, inutile negarlo. Questa può essere un'arma a doppio taglio: o si riesce a maneggiare bene il proprio ruolo o si rischia di diventare una specie di "dittatore" in campo.
D'altra parte una persona dal carattere forte non è sinonimo di testardo. E' la stessa differenza che passa tra l'essere autorevoli e l'essere autoritari: in campo l'autoritario sopravvive poco.
Qualcuno disse: l'arbitro in campo è un male necessario.
Io non saprei dire se questo è vero o falso, ma vedo chiaramente che lo spirito di competizione, anche in partite di esordienti, è talmente forte che una gara senza arbitro si risolverebbe presto in una rissa generale. Sarebbe bella una partita senza arbitro, certo. Non ci sarebbero falli e ogni controversia si risolverebbe come sul campo parrocchiale: una pacca sulla spalla e via. Come, generalizzando, nella vita quotidiana sarebbe bello vivere senza la necessità di forze dell'ordine. Sarebbe bello avere uno Stato a misura d'uomo dove tutti possano convivere pacificamente senza pestarsi i piedi l'un l'altro.

Ma purtroppo i piedi si pestano sia in campo che nella vita quotidiana, ecco perché devono esistere arbitri e forze dell'ordine, un male necessario per garantire il quieto vivere. Una piccola rinuncia alla libertà individuale per il bene di tutti.


Seconda categoria OPPEANO-ALTE CECCATO 1-1

 

Chi è l'arbitro?

Volendo fare un discorso generale, l'arbitro in un qualsiasi sport altro non è che un ex-giocatore che, avendo terminato la carriera, decide di mettersi a disposizione quale "arbitro", ovvero giudicatore imparziale, di ciò che avviene in campo. Se provate ad organizzare un torneo tra amici vi renderete subito conto che la questione "chi arbitra?" diventa subito importante e fondamentale nelle fasi finali del torneo, qualunque sia la posta in gioco. A chi vi rivolgerete? Se siete fortunati, potrete trovare qualche ex-giocatore superpartes la cui onestà sia riconosciuta da tutti i partecipanti che quindi accetteranno le sue decisioni, anche se sbagliate.

Nel caso specifico del calcio, e intendo sempre calcio dilettante, questo era vero fino a qualche decennio fa. Ora ci sono moltissimi arbitri che iniziano la loro attività senza aver praticamente mai giocato a pallone. Può sembrare strano, eppure anche io sono uno di quelli. Pur non avendo mai giocato "ufficialmente" a calcio (ovvero non essendo mai stato tesserato) ho iniziato ad arbitrare a 21 anni per sfida, e poi per passione.

 


Gara play-out di Seconda categoria VIGONZA-PIONCA 2-3 (derby)

 

Come si diventa arbitro?

Premesso che io intendo sempre arbitro della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), diventare arbitri è abbastanza semplice. In ogni città e anche in molti paesi esistono le sezioni locali dell'AIA. Un paio di volte l'anno vengono organizzati dei corsi gratuiti, della durata di circa due mesi con frequenza obbligatoria, che permettono alla fine di sostenere l'esame, scritto e orale, per diventare arbitri.
I requisiti sono un'età compresa tra i 15 e i 30 anni, diploma di scuola media, fedina penale pulita (!), idoneità all'attività sportiva agonistica. Quest'ultimo certificato è rilasciato solo da medici specialisti in Medicina dello Sport.

Da notare che i corsi sono aperti anche alle DONNE! E infatti, anche se non sembra, ce ne sono alcune che stanno ottenendo risultati assolutamente concreti. Dalla stagione 2002/2003 c'è in Italia la prima Assistente Arbitrale donna in Serie A. Anni fa sarebbe stata fantascienza.

Essere arbitri nell'AIA significa prima di tutto entrare a far parte di un'Associazione che conta circa 33'000 associati. Questo impone un certo tipo di atteggiamento e il rispetto delle regole interne: partecipare alle riunioni tecniche, pagare le quote associative, accettare le osservazioni degli arbitri esperti, rispettare il silenzio stampa, ecc...
Dopo un po' si impara a riconoscere nell'AIA una specie di grande famiglia e tra gli arbitri si instaurano reciproche solidarietà. Noi scherziamo su quello che ci urlano dalle tribune e soprattutto sulle scuse o proteste dei calciatori: ecco come facciamo ad essere così insensibili alle offese.

Ma per diventare un VERO arbitro, uno di quelli che fa carriera, ci vuole molto di più: talento, dedizione, serietà e un grandissimo impegno. Un arbitro di categoria regionale (e oltre) deve essere prima di tutto un vero a proprio atleta, per arrivare al termine dei 90' ancora lucido e pronto a valutare anche le delicate azioni degli ultimi minuti di gioco.
Oltre a questo deve dimostrare un'innata naturalezza nell'arbitraggio: le forzature sono evidenti e "sconvenienti". La bravura invece va coltivata con l'esperienza e facendo tesoro dei consigli degli Osservatori Arbitrali, ovvero coloro che avendo arbitrato per tanti anni si prestano a seguire i giovani arbitri.

 

Le mie statistiche

Sarò maniaco a catalogare tutte le mie partite, ma almeno so che non sono l'unico che lo fa...

Dati aggiornati al: 7-Settembre-2006

Totale partite arbitrate: 194
Massima categoria: Prima Categoria ("Promozione" nel ruolo di Assistente Arbitro)

Stagione 2001/2002
Totale partite: 4
Categoria di partenza: nessuna
Categoria d'arrivo: Giovanissimi Provinciali

Stagione 2002/2003
Totale partite: 53
Categoria di partenza: Giovanissimi Provinciali
Categoria d'arrivo: Allievi Provinciali

Stagione 2003/2004
Totale partite: 59
Categoria di partenza: Allievi Provinciali
Categoria d'arrivo: Seconda Categoria

Stagione 2004/2005
Totale partite: 49
Categoria di partenza: Seconda Categoria
Categoria d'arrivo: Seconda Categoria - proposto al Comitato Regionale Veneto

Stagione 2005/2006
Totale partite: 25 (negli Stati Uniti per tutta la seconda parte della stagione)
Categoria di partenza: Prima Categoria
Categoria d'arrivo: Prima Categoria

Stagione 2006/2007
Totale partite: 4
Categoria di partenza: Prima Categoria - passaggio a ruolo di Assistente Arbitrale
Categoria d'arrivo: campionato in corso

Tutte le mie partite: Partite Arbitrate.pdf

La sezione di Verona in Italia e nel Mondo

Prima sezione del Veneto, con Padova, fra le prime d'Italia come numero d'associati e risultati conseguiti, la sezione di Verona vanta un organico invidiabile. Ecco una lista degli associati più influenti nel calcio italiano.

Dati aggiornati al: 7-Settembre-2006 (stagione 2006/2007) - Organici aggiornati su http://www.aia-figc.it/

Terna italiana ai mondiali di Germania 2006: Assistente n.2 Alessandro STAGNOLI

Serie A:
Arbitro: Andrea ROMEO
Assistenti: Simone MANZINI, Alessandro STAGNOLI

Serie C:
Arbitro: Giuseppe SGUIZZATO
Assistente: Scilla GENNARO

Serie D:
Arbitri: Marco BELLOTTI, Alessio BERTASI, Alessandro CASO, Giorgio PERETTI
Assistenti: Alberto MAZZURANA, Federico OLIBONI, Paolo ZANINI
Osservatore: Gianluca BACIGA

Interregionale:
Arbitri: Leonardo BELLOTTI, Marco DAL BORGO, Matteo MILANI
Osservatori: Bruno FRACASTORO, Stefano ZANOLINI

Presidente di Sezione: Gianluca Baciga
Vice Presidenti: Graziano Tubini - Mario Gennaro
Segretario: Enrico Verzini